La Famiglia religiosa delle Figlie di S. Giuseppe ebbe la grazia di essere accompagnata nel suo cammino spirituale dal Beato Fondatore, sac. Luigi Caburlotto dal 1850 al 1897. Le Sorelle che vissero in quegli anni poterono tutte ascoltarne la parola, conoscerlo, assimilare la spiritualità e l’ardore apostolico che egli condivise con loro e che sostenne sempre.
Egli tuttavia fin dalle origini intese rispondere all’esplicita domanda posta dalle stesse religiose: “Ci dia una Regola di vita…”.
L’interpretazione della Regola e delle Costituzioni passò alla Madre Generale e a tutte le Sorelle che furono chiamate a guidare le comunità e a ciascuna Figlia di S. Giuseppe come responsabilità di risposta alla vocazione ricevuta gratuitamente da Dio.
La memoria delle “Madri” e di tutte le Sorelle è quotidiana preghiera e sostegno nel cammino.
La Cofondatrice Madre Joseffa Vendramin
Madre Joseffa Vendramin (1822-1902) fu la terza collaboratrice del nascente Istituto. Fin dall’agosto 1850 infatti fece la scelta di dedicarsi all’educazione delle bambine della parrocchia, già portando in cuore il desiderio di consacrarsi a Dio. Fu la Cofondatrice sulla quale il giovane Fondatore poté contare. Ebbe il compito di far mettere radici alla giovane pianta dell’Istituto, a presiedere il quale venne eletta dalle prime quattordici compagne, con le quali pronunciò i voti religiosi, il 23 luglio 1857, nel giorno stesso dell’approvazione canonica delle Costituzioni.
Curò la vita spirituale e la formazione interiore delle prime Figlie di S. Giuseppe, in piena sintonia di intenti con il Fondatore e collaborando con le comunità. Ebbe profondo spirito religioso, curò la vita spirituale e la formazione interiore delle prime Figlie di S. Giuseppe con sapienza evangelica e grande umiltà.

Massime della Ven. Madre Joseffa Vendramin
Amate Gesù e amate come Gesù, cioè amate Dio sopra ogni cosa e il prossimo come voi stesse per amore di Dio.
Chi è umile abbonda di grazie, poiché il Signore le elargisce nella misura dell’umiltà.
Cosa possiamo fare di più grande e più accetto a Dio che cercare con pazienza longanime la sua gloria nell’educare santamente anime che egli ha redento col suo sangue prezioso?
Davvero l’Eucaristia è invenzione di un Dio e di un Dio che è amore.
Dio fa tutto nell’anima che ha fiducia in lui.
Dobbiamo esercitarci molto anche nella pazienza con noi stessi.
Invano pensiamo di amare Dio se non amiamo il prossimo.
L’anima totalmente del Signore, non trova alcuna difficoltà a intrattenersi con lui anche in mezzo alle occupazioni.
La dolcezza genera pace, carità, pazienza, benignità, mansuetudine, tranquillità, uguaglianza di spirito e unione con Dio.
La scarsa conoscenza di sé e dei propri limiti, produce un eccesso di autostima e di orgoglio che fa giudicare le azioni altrui, rende faticosa la docilità della mente…
Non dobbiamo omettere nessuna attenzione, sollecitudine, sacrificio per le anime a noi affidate.
Per chi ama, nulla è difficile.
Povertà è affidamento totale nelle mani di Dio.
Siamo creati da Dio, viviamo dunque per Dio, in Dio e con Dio.Una volta che avete aderito alla voce del Signore, non dovete tirarvi indietro.
Madre Amalia Archinti (1831-1889)
Milanese, temperamento ardente, generoso, dotata di acuta intelligenza, perspicacia, di grande equilibrio tra vita spirituale e azione pratica, fu vicaria generale e considerata “il braccio destro dei Fondatori”. Diresse con energia e amabile signorilità il Collegio di Ceneda e la comunità religiosa.
Pensieri
Chi poco spera, poco ottiene, chi niente spera niente ottiene, chi tutto spera tutto ottiene.
Gesù portò in terra la carità quale dolce fiamma perché ci faccia ardere come lampade per la S. Chiesa di Dio.
Il silenzio permette a Dio di scendere nel nostro cuore e di condurlo dolcemente sulla strada del santo amore.
L’umiltà è quell’atteggiamento interiore di pieno abbandono in Dio che aveva Gesù, il quale dichiarò che suo cibo era fare la Volontà del Padre.
La meditazione è un grande mezzo per conoscere la nostra piccolezza e la grande misericordia di Dio.
La vera devozione a Maria consiste nel camminare con lei per la strada della perfezione.
Nel silenzio Dio parla all’anima, la conforta con parole che sono spirito e vita.
Occorre saper tacere quando è tempo e che il parlare quando occorre sia buono, dolce, caritatevole e semplice.
Parliamo cuore a cuore a Dio, spesso, e con piena confidenza nei meriti di Gesù Cristo, nell’intercessione di Maria e dei Santi.
Quando accade di patire dolori, angustie spirituali o fisiche, guardiamo alla sofferenza del Salvatore e questo renderà la propria dolce e sopportabile.
Sperate, sperate assai, confidate molto in Dio e otterrete tutto. La misura della vostra fiducia è la misura della grazia.
Un’anima che si affida totalmente alla Volontà di Dio nella consolazione e nell’aridità, è davvero libera di spirito.

Madre Eletta Moggio 1845 - 1910
Nata in Trentino, Borgo Valsugana, e avviata presto al lavoro per aiutare la sua famiglia, approdò a Padova dove ebbe la sorte di essere orientata all’Istituto delle Figlie di S. Giuseppe da chi la sosteneva nel suo discernimento vocazionale.
Conobbe il beato Luigi Caburlotto, fu da lui stimata.
Divenne superiora generale e morì prima di completare il suo mandato. Tutte le Sorelle la stimarono una santa. La sua biografia manoscritta, opera di sr Giovanna Tapparelli, sua segretaria, è la fonte di una più breve narrazione (pro manuscripto) che ne conserva memoria.

Madre Adriana Zanchetta 1915 - 2007
Entrata giovanissima nella Famiglia religiosa delle Figlie di S. Giuseppe, dopo la sua professione religiosa e gli studi universitari, fu educatrice, docente e Preside nell’Istituto Magistrale S. Giovanna d’Arco di Vittorio Veneto.
Dal 1963 al 1987 governò la Congregazione come Superiora generale, dimostrando notevoli doti di saggezza, intelligenza, spiritualità, lungimiranza.
Per altri vent’anni visse la sua consacrazione come Superiora in alcune comunità, e come Sorella, umile, serena, piena di saggezza e di amabilità.

Pensieri
Possono esservi ore difficili e tragiche nella nostra vita, nella vita della Chiesa e del mondo, possiamo essere oppressi da gravi preoccupazioni ed assillanti occupazioni, ma nessuna vicenda, nessuna responsabilità può sottrarci al dovere di rimanere fedeli e impegnati con tutto il nostro essere ad amare ed adorare il Signore, ad adorarlo in Cristo Gesù, a sostituire ed attuare il Regno di Dio in noi e nel mondo intero. E a Dio, a Cristo Signore dobbiamo con l’adorazione e la lode profonda il più vivo ringraziamento.
Dobbiamo vivere solo l’amore nella semplicità della nostra umile vita, non permettendo che l’amarezza e il risentimento attentino alla purezza della nostra carità, non permettendo che il sospetto e la diffidenza ci chiudano agli altri.
La Chiesa ci invita ad elevare, a innalzare il nostro spirito, la nostra anima, tutto l’essere nostro a Dio in un desiderio irresistibile di Lui, desiderio che ci impedisca di essere trattenuti dalle cose della terra. Che senta l’anima nostra che Dio solo è il suo vero Bene, che in Dio solo essa troverà pienezza di vita.
Che Dio solo ci basti! Pensare a Dio, amare Dio, operare per Dio, significa in definitiva godere la vita in pienezza, vivere la vera gioia.
Dobbiamo sentire che nella fede tutto è sicuro, Dio è nostro, è Presente! Così sentivano e vivevano i Santi!
Maria ebbe fede. Ella realizzò nella sua vita tutto ciò che è essenziale alla fede: “non comprese”, “conservò” tutto ciò che avvenne riguardo a suo figlio e al suo mistero, “custodì e meditò in cuor suo” quanto aveva udito e quanto era accaduto. Ebbe fede, camminò nella fede per tutta la vita. Il suo cammino di fede conobbe anche le oscurità. Ella dovette di continuo confermarsi nella fede. Anche la sua fede dovette crescere; perseverò nella fede, unendosi alla passione del proprio Figlio unigenito e al suo sacrificio.
Bisogna davvero che Egli, il Cristo, cresca e noi diminuiamo, bisogna che ridimensioniamo i nostri programmi, le nostre misure, i nostri piani, perché il Signore venga, perché il Signore trionfi!
Dal momento che Dio ci ama e ci copre di misericordia e di perdono ininterrottamente, vogliamo porre nel cuore il perdono e l’umile riconciliazione come legge suprema, da cui sgorghi una accoglienza e una fiducia illimitate per tutti, nonostante gli inevitabili limiti personali.
Beati noi se sapremo vivere all’altezza del nostro tempo tanto travagliato e tanto prezioso, tempo che non ci consente mezze misure ma ci vuole coerenti e virili oggi per renderci forse eroici domani.
Proprio perché Dio ci ama e ci perdona sempre, è possibile anche a noi amare e perdonare.
Ai piedi di Gesù Sacramentato preghiamo in modo singolarissimo, in quest’ora di martirio e di gloria per la Chiesa, perché Cristo illumini e sorregga il suo Vicario, supplichiamolo a vincere le resistenze dei singoli e delle collettività, a diradare le tenebre dell’ignoranza e dell’insipienza…
San Giuseppe ci dà un esempio del quale abbiamo bisogno per alimentare le nostre intramontabili certezze e per rendere anche noi al mondo un servizio che sia portatore di bontà.
Il Silenzio è il vero nutrimento dell’anima. La nostra preghiera è fatta soprattutto di silenzio.
Non dimentichiamo che Dio compie il Suo mistero, oggi come un tempo, nell’umiltà e nel silenzio.
La vita spirituale cresce alla sequela del Cristo, quando riconosciamo in Lui il nostro Maestro e, desiderando apprendere tutto da Lui, ci poniamo alla sua Scuola entrando sempre più nella sua intimità.
Se la provvidenza di Dio ci fa vivere in questo momento storico, ciò significa che nel contesto della vita sociale odierna, nelle situazioni attuali di vita noi dobbiamo santificarci e realizzare il nostro ideale. Le pesanti circostanze nelle quali ci troviamo a vivere, lungi dal ritardare il nostro passo d’ascesa, dovrebbero rinvigorirlo: proprio perché tutti i valori sono minacciati, noi dobbiamo sentire il bisogno di rassodare i nostri principi confermandoci nella validità del nostro dono d’amore.
Suor Emanuela De Nardo 1891-1979
Fu una educatrice dei bambini di grade delicatezza e dedizione.
