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Beato sac.Luigi Caburlotto

Fu sacerdote di parrocchia in tempi non certo facili. Quando divenne parroco nel 1849, si trovò a raccogliere l’eredità di una guerra, di una pesante crisi economica, di una grave epidemia di colera.
Si preoccupò di dare alla sua gente il coraggio di vivere aggrappandosi alla fiducia in Dio (vita di preghiera e di associazionismo cristiano) dignità del vivere (soccorsi caritativi con coinvolgimento dei laici), lavoro, istruzione.

Si trovò una parrocchia “demoralizzata”, vale a dire gente che aveva perduto la scala dei valori morali, che si arrabattava alla giornata, che non sapeva dove battere la testa. Pensò che per “moralizzare” la parrocchia – ed è una parola sua – occorreva aprire una scuola per le bambine: il futuro di speranza sul quale costruire l’edificio minato. Le bambine a preferenza dei maschi non solo perché mancavano mezzi per fare di più, ma per la considerazione che la donna fa casa, che una donna matura si fa a sua volta educatrice.

Incominciare vuol dire mettere in moto una reazione a catena. Alla scuola parrocchiale, avviata con due catechiste e poche stanze in affitto seguirono in pochi anni la Congregazione delle Figlie di S. Giuseppe, che si occuparono di un istituto per figlie di famiglie ferite, una scuola popolare e un collegio a Ceneda (Vittorio Veneto), un orfanotrofio femminile.

L’intuizione che sull’educazione poggia ogni società, spinse il parroco don Caburlotto a farsi carico anche dei maschi che per varie cause erano diventati adulti senza istruzione (patronato e scuola serale), e specialmente ad accettare la sfida di dirigere istituti pubblici maschili. E’ così vero che l’educazione è campo strategico per ogni società che proprio sull’orientamento educativo da dare ai due più importanti Istituti pubblici Manin e Gesuati si giocò lo scontro ideologico tra cattolico-intransigenti e liberali anticlericali dell’800 veneziano.

E don Luigi in mezzo – “punto mediano” si autodefinì – a difendere il diritto dei ragazzi di non essere strumento di lotta per partiti contrapposti.

Egli si fece difensore e promotore del loro diritto di crescere uomini liberi, consapevoli della propria dignità di persone, portatori di un forte e convinto quadro di valori etici, preparati (mente, cuore, competenze professionali) a dare un contributo costruttivo ai destini del proprio paese.
In tutte le sue scelte egli cercò e onorò la sua vocazione di cristiano, di sacerdote della Chiesa di Dio, di cittadino che riassumeva così: “dar gloria a Dio, cercare la propria santificazione, servire con ogni dedizione i fratelli”.

Il processo di canonizzazione, promosso dalle Figlie di S. Giuseppe, ebbe la fase diocesana a Venezia dal 1963 al 1969. L’allestimento della documentazione storica, il processo storico e il processo dei consultori teologi si conclusero con il decreto di eroicità delle virtù, firmato dal Papa Giovanni Paolo II il 2 luglio 1994.

Nel 2008 un evento prodigioso, accaduto alla signorina Maria Grazia Veltraino, di Roma, guarita improvvisamente da dermotomiosite cronica in avanzato stadio, per intercessione del Venerabile don Luigi Caburlotto, suggerì l’apertura del Processo canonico super miro, la cui conclusione è il Decreto firmato da Papa Francesco il 9 maggio 2014, con il quale autorizzava la beatificazione del Venerabile Luigi Caburlotto.
Il solenne rito ebbe luogo nella piazza di S. Marco il 16 maggio 2015.

Pubblicazionidi Luigi Caburlotto

Il testo fondamentale per una completa conoscenza del Beato Luigi Caburlotto è la Positio historica, 1988 opera ex officio della Congregazione Vaticana dei Santi, ricca di approfondimento storico e di documentazione, approvata da un Consiglio di storici. I testi seguenti sono fondati su questa base per la fondatezza di dati e illustrano specifici aspetti della figura del Beato.

Riflessioni e pensieridel Beato Luigi Caburlotto su…

La carità

La terza virtù infusa dal Battesimo è la carità. La carità è il sistema di tutte le virtù, è la regina dietro la quale tutte le altre prendono forma e bellezza sicché quanto essa è sublime, tanto le altre diventano eccellenti. Attraverso la carità, l’uomo ama Dio con tutta l’anima, con tutte le forze, sopra tutte le cose e per suo amore ama quanto vi è di amabile nelle creature. La carità ha inizio nel cuore dell’uomo già in questa terra e diviene perfetta in cielo. È la virtù che non è mai in eccesso, ma sempre in difetto. L’uomo è nato per amare, ne sente l’esigenza fin dalle fasce.

Educare, formare

Il quarto comandamento non indica solo il padre e la madre come persone da onorare e rispettare, ma tutte le autorità e in particolare i sacerdoti e gli anziani. I figli devono riverire i genitori, rispettarli, assisterli. Chi teme il Signore onora i genitori e li obbedisce come obbedisce al Signore. Onora tuo padre nelle opere, nelle parole con ogni pazienza. Non rattristare la vecchiaia di tuo padre.

La Passione del Signore

Gesù andrebbe già incontro ai suoi nemici se la natura non recalcitrasse. Quale doloroso spettacolo, che tremendo quadro ci si pone davanti! Gesù è provato da un durissimo contrasto tra l’obbedienza e la ritrosia della natura. Egli vuole salvare l’uomo per obbedire al Padre, la natura, stanca e oppressa, vorrebbe rifiutarsi, ed egli sopraffatto da afflizione mortale, senza poter morire e incapace di sopportare il peso, la lotta tra morte e vita fino ad essere coperto di sudore e di sangue.

Dio

Che direste di un padre che non tenesse conto degli errori dei figli nell’età in cui può e deve aiutali ad estirpare le radici del male, e non li correggesse come è giusto e doveroso e lasciasse crescere i vizi nel figlio? bisognerebbe dire che quel padre è responsabile della corruzione del figlio. Così occorre pensare di Dio, e lo attestano i Padri: il castigo più grande che può sperimentare un peccatore è che Dio non si mostri severo con lui. 

Gesù Cristo

Giuda lo tradisce vilmente, ed egli lo bacia e lo chiama amico. Pietro lo ripudia, lo misconosce, ed egli con uno sguardo lo richiama a penitenza. Agli oltraggi e alle offese egli risponde con dolcezza, con benedizione, con misericordia. E sulla croce mentre soffriva i più crudeli tormenti fisici e spirituali egli perdonava e si poneva tra cielo e terra come mediatore in difesa dei suoi uccisori: “Padre, per i miei dolori e per la mia morte, perdonali perché non sanno quello che fanno”.

La santità nel quotidiano

Molti giudicano vigliaccheria il perdono perché non sono capaci di un così grande eroismo. Se perdonerete il nemico, se lo amerete, se gli farete del bene, voi dimostrate di essere generosi, magnanimi, leali ed eroi. Guardate la grande clemenza di Giuseppe: era stato spogliato e venduto dai fratelli, ma li abbraccia tutti, li bacia e li protegge e difende: “Avvicinatevi fratelli miei, sono Giuseppe, non abbiate paura. Il Signore mi ha mandato avanti per prepararvi quello di cui avete bisogno” (Ge 45 4-5).

La dottrina cristiana

I sacramenti sono i mezzi di santificazione. L’uomo a causa del peccato perde la grazia santificante. La redenzione non avrebbe più effetto se non intervenissero i sacramenti. Il sacramento è un segno visibile della grazia, istituito per la nostra giustificazione. Si dice segno perché oltre a ciò che è rimanda ad un’altra realtà. Sensibile perché cade sotto i sensi. Segno sacro perché santifica l’anima ed è proprio della religione, permanente perché dura fino alla fine del mondo.

Maria Santissima

Gabriele che, inviato dal trono di Dio, manifesta alla solitaria Vergine di Nazaret l’ineffabile mistero della redenzione. La chiama da parte di Dio corredentrice, la chiama riparatrice di quel male che l’incauta prima donna procurò a sé e a noi suoi discendenti. O uomo felice nella tua colpa dal momento che quel Dio che al muovere del ciglio scuote i cardini della terra, provò misericordia del tuo errore. L’umile vergine di Nazaret, dovette essere donna grandissima, donna privilegiata sopra tutte le donne per aver dato al Creatore il mezzo per rimediare al male.

La vita spirituale

Gesù Cristo, nostro divino Maestro, padre e pastore, oltre a insegnarci come pregare, ci promise che ogni volta che domanderemo qualcosa nel suo nome, egli ce la concederà. “Se domanderete qualcosa nel mio nome, ve lo concederò” (Gv 16,23). Qualcuno può obiettare che tante volte ha pregato il Padre in nome di Gesù Cristo senza ottenere risposta alla sua preghiera, e non sa dunque capire cosa significhi “nel mio nome” Proprio su questo intendevo parlare oggi. Sì, carissimi, è vero, molti pregano e non ottengono niente perché non pregano come si deve pregare.